
NON DIMENTICARE MAI (post lungo e bello)
Il 12 Settembre 1943 è una data tristemente storica per la città di Barletta.
Quel giorno, a seguito di una rappresaglia dei tedeschi che allora occupavano la nostra città, 4 giorni dopo l'armistizio con gli angloamericani, nel luogo che oggi porta il triste nome di PIAZZA CADUTI, 13 uomini (netturbini e vigili urbani) furono ferocemente fucilati dai tedeschi per una schifosa vendetta nei confronti della nostra città....
La storia ci racconta anche di un sopravvissuto (FRANCESCO FALCONETTI), che si finse morto sotto i corpi dei suoi fratelli uccisi...
IL FATTO:
12 settembre. I tedeschi, vista l’accanita resistenza degli italiani, decidono un’azione di forza. Alle sette sbucano dal mare a volo radente, i "caccia" nemici. Sanno dove sono sistemate le batterie contraeree italiane e le colpiscono inesorabilmente. E’ un attacco a sorpresa. In pochi minuti gli aerei tedeschi distruggono la gran parte delle artiglierie del porto, del Castello, delle Casermette. Viene resa inutilizzabile anche la famosa 132 che il giorno prima aveva loro sbarrato la strada sulla via del Camposanto. Vengono colpite abitazioni, chiese ed altri obiettivi civili. Barletta resta praticamente indifesa. Alle 8 non c’è persona viva per le strade. Il silenzio è profondo, assoluto. Lo rompe soltanto, di tanto in tanto, il fragore dello scoppio di una bomba e il grido di chi ne è colpito.
Mezz’ora dopo carri armati e automezzi blindati entrano in una città che ormai non fa più resistenza. L’ultimo ostacolo che hanno dovuto superare è stato sull’Ofanto, dove una batteria italiana li ha costretti ad un duro combattimento. Ma sono superiori di numero e di mezzi e vincono lo scontro. Ci si accorge subito che i tedeschi sono cambiati, che la lotta del giorno prima e, soprattutto, l’uccisione degli ufficiali in piazza Roma li ha scatenati. Sono assetati di vendetta, decisi persino al saccheggio. E’ la prima volta che gli italiani li vedono così, ma non sarà l’ultima. Saccheggi, vendette, rappresaglie, terrore, in molte zone d’Italia incominceranno adesso e dureranno venti mesi.
Mentre la guarnigione si arrende (il colonnello Grasso e gli ufficiali saranno deportati in Germania), una colonna di tedeschi raggiunge piazza Roma. Sparano raffiche di mitra contro le persiane e le porte delle case, se hanno l’impressione che dietro ci sia qualcuno. Alcuni civili sono uccisi. In piazza Roma, dove il giorno prima c’era stato lo scontro con gli ufficiali, non trovano nessuno; allora si dirigono verso piazza Monumento, poche decine di metri più in là. Qui sull’angolo di via De Nittis con via Cappuccini, che sbuca nella piazza, c’è un piccolo ufficio al pianterreno di una vecchia casa. Due stanzette che fungono da comando dei vigili urbani.
In servizio, quella mattina, ne sono presenti dodici, compreso il maresciallo Capuano che li comanda. Con loro ci sono pure due netturbini rifugiatisi nell’ufficio quando sono scoppiati i bombardamenti. Gli altri vigili, con qualche scusa, sono rimasti a casa. Hanno fiutato il pericolo. I loro colleghi più scrupolosi pagheranno con la vita il loro senso del dovere. Alle 9 i carri armati tedeschi sbucano in piazza Monumento. I vigili nascondono le pistole. Quando una pattuglia nemica entra nell’ufficio li trova inermi e disarmati. Non c’è alcun motivo per accanirsi si di loro, ma i tedeschi hanno deciso. Vogliono vendicarsi della morte dei loro ufficiali e della resistenza incontrata il giorno prima. Li costringono ad alzarsi e a strattoni li fanno uscire sulla piazza. Vengono messi contro il muro dell’edificio che ospita la direzione delle Poste. Nell’ordine da sinistra ci sono i vigili Antonio Falconetti, Pasquale Del Re, Luigi Gallo, Vincenzo Paolillo, Gioacchino Torre (assunto quaranta giorni prima), gli spazzini Luigi Jurillo e Nicola Cassatella e poi ancora i vigili Pasquale Guaglione, Michele Spera, Francesco Gazia, Sabino Monteverde, Michele Forte e Francesco Falconetti. Il maresciallo lo lasciano andare.
Un tragico bilancio
Arriva un fotografo. La scena viene ripresa alcune volte, con tanta insistenza che i tredici, prima terrorizzati, incominciano a rassicurarsi. Pensano, forse, ad una montatura dei tedeschi per farli passare come dei prigionieri militari. Poi, all’improvviso, un ufficiale da ordine alle mitragliatrici, piazzate sul marciapiede opposto, di sparare. Le prime raffiche esplodono tra urla di dolore e di terrore. Uno dei vigili riesce a scappare, svolta l’angolo di via Cappuccini, ma qui viene inchiodato da alcuni colpi sparati con il mitra da un soldato. Michele Spera, seppur colpito alle gambe, attraversa con un balzo la strada e si butta contro gli aguzzini. Lo troveranno, tutto perforato di colpi, sdraiato su una delle mitragliatrici.
I tedeschi soddisfatti della strage se ne vanno subito, lasciando i cadaveri come sono caduti, "per dare un esempio". Così salvano la vita a Francesco Falconetti, il quale , colpito alle gambe, era crollato a terra tra i primi. I suoi compagni gli sono piombati addosso, coprendolo. Un po’ svenuto e un po’ cosciente, il povero vigile resterà, ferito, per quasi quattro ore sotto quel cumulo di cadaveri. Solo quando le mogli dei morti arriveranno, urlando e piangendo, con dei carretti per portarsi via i corpi dei mariti, il sopravvissuto potrà essere liberato e portato all’ospedale (è morto qualche anno fa, stroncato dalla malattia al cuore contratta quel giorno). I tedeschi restano a Barletta fino al 24 settembre, quando la città viene occupata dai soldati inglesi, canadesi e neozelandesi, preceduti da una motocicletta con due militari italiani.
ALCUNI DOCUMENTI:
CONFERIMENTO MEDAGLIA D'ORO ALLA CITTA DI BARLETTA (7 luglio 2003)
Sito RESISTENZA a BARLETTA
Video: La battaglia di BARLETTA
Amici di Papagnol, quest'oggi vi proponiamo un'altra lezione di barlettano vivo.
Non vi sarà sicuramente sfuggito che il nostro dialetto spesso trasforma il genere dei sostantivi rispetto all'italiano. In pratica, ciò che è maschile diventa femminile e viceversa.
Un esempio? L'oggetto che normalmente usiamo per misurare il tempo, l'orologio, in tutta Italia è di genere maschile. Ebbene, a Barletta ti devi comprare a' r'logg. (la riloggia)
Il sogno di tutte le ragazze vacantine? L'anella, ('a nìd) naturalmente!
La morte del pane e pomodoro di ritorno da una giornata di mare? Una spolverata di aricana.
E l'elenco può continuare:
Rosamarina: il rosmarino
Fica: frutto estivo
Pìll'no: pillola
Aspirapolvere: a Barletta ci si rivolge a lui come se fosse una lei (Marì, l'hai passata l'aspirapolvere?)... ( in dialetto "A 'sp'rapàlv")
Ascensore: come per l'aspirapolvere (in dialetto "A 'scensòr")
Scarciofila: carciofo
Cucchiara: cucchiaio
Goliera: il collier, per l'uomo è il laccio.
Scarpo: calzatura al singolare
Pettinessa: pettine
Guardio: vigile urbano, guardia
La Vesta (o la Vestina): il vestito (per lo più femminile)
La Bermuda: i bermuda
La BBari: la squadra di calcio del capoluogo pugliese
La Mutanda: dal plurale al singolare
L'Amburga: l'hamburger
La Gatta: il gatto
La Frandilòra: l'alloro
La Libbretta: Il libretto di risparmio
La Scaravàscia: Lo scarafaggio
La Sgammessa: Lo sgambetto
La Summenta: Il seme
Ne ricordate altri?
CERTO (dai nostri amici):
IL PROMO: la prugna (ildivanetto)
LA FANOVE: il falò (ildivanetto)
LA RESTA: il resto (mbamichele)
U CIABETT: la ciabatta (ziamariella)
'A CEIT: l'aceto (come l'aspirapolvere e l'ascensore) (papagnolo)
LA VUCELLA (a vucìd): L'uccello (mbamichele)
IL MARANGIO (u marèng): L'arancia (papagnolo)
LA FANOVA (a fanòv): Il Falò (ildivanetto)
LA RECCHIA (a rècchie): L'orecchio (manu)
U MUTEND: le mutande (ziamariella) che anticipa l'argomento:
I plurali al singolare e viceversa (u calzòn, le legne, etc etc...)
.... ma questo lo vedremo la prossima volta.
da oggi torniamo a occuparci di Cose da Papagnol.com!
Manu & Papagnolo
Come promesso, completiamo l'argomento sul cambiamento di genere (dal femminile al maschile e viceversa) nei vocaboli barlettani, con i vocaboli che non sono letteralmente mutuati al genere opposto (la scarpa = lo scarpo), ma che cambiano, cambiando anche il vocabolo.
Tanti di questi esempi sono già stati scritti da alcuni di voi, eccoli qui:
LA SILLOCA (a s'llòch): Il cartello AFFITTASI (manu)
LA ZANNA: L'angolo della strada (ildivanetto)
LA PEDIVELLA: Il pedale (ildivanetto)
LA ZOCCOLA: Il topo (ildivanetto)
LA CHIANELLA: il sandalo (ildivanetto)
LA BUATTA: il barattolo (mbamichele)
LA LOGGIA: il terrazzo (valeriadabergamo)
LA SGARRASSA: lo spiffero (valeriadabergamo)
LA CACCIOLA: il vento (valeriadabergamo)
IL BAGUGLIO: la cassa da morto (valeriadabergamo)
LO SFOGGHIO (u sfùgghij): la buccia (valeriadabergamo)
IL LACCIO: la collana (valeriadabergamo)
LA GRANATA: il melograno (mbamichele)
LA TIANELLA: il tegame (mbamichele)
LA PUNTINA: il chiodo (mbamichele)
IL FITO (u fìd): la puzza (nuccia)
LE TROZZOLE: lo sporco (nuccia)
LA CAPISCIOLA: il nastro (mbamichele)
a voi.... buon fine settimana!
P.S. attualmente è ferma la raccolta per cercare di intitolare una strada barlettana a PIRIPICCHIO. Nei prossimi giorni rilanceremo l'iniziativa in modo "SERIO", stavolta con una vera petizione web-popolare. Non cambiate canale!
Chi non resta su papagnol.com è un andrisano!
ULTIM'ORA sul blog di ENZO DELVECCHIO!
CLICCATE TUTTI E ANDATE A VEDERE..... un pò facciamo finta che è anche merito nostro
PAPAGNOL! (scusate l'intrusione ma è importante)
VALERIA DA BERGAMO ci scrive per risolvere questo dilemma:
"Perchè si dice tirarsi la calzetta?Da dove deriva?Il significato è chiaro per tutti noi...ma perchè si dice così?"
Si tira la calzetta, in generale, chi vuol fare il prezioso.
Ma l'espressione si usa soprattutto per indicare le donne che non cedono alla corte dei loro spasimanti.
Ma perchè proprio la calzetta???
Aiutiamo la Valeria, nè!
Buon weekend!
E non dimenticate il megaderby del Puttilli
BARLETTA - ANDRIA